|
martedì, 28 febbraio 2006
ma il portoghese mi sta insegnando le meraviglie delle sillabe toniche, degli accenti aperti, chiusi e per di più circonflessi
(e non è un errore di battitura) inizia domani signori, quindi iniziamo a stare fermi con quella manina
domenica ho avuto tra le mani il corriere e ho letto la polemica sull'articolo di non mi ricordo il nome sul manifesto sul tema "bandiere bruciate"....resto senza parole, a volte mi rimane da pensare che il problema sia più interno che esterno, malato da una italica persistenza di illegalità o almeno omissione, foraggiato da una idea cominter di giustizia. La questione morale, unipol a parte, è una deriva del giusto che travolge anche chi si propone come difensore della legalità. è una idea di legalità che, sì ma però, in fondo in questo caso è diverso....e basta, sù
va avanti 54, prende, anche se la parte prettamente americana mi sembra che paghi un po' di scotto a ellroy
lunedì, 27 febbraio 2006
una polluzione vi seppellirà
città ideale
provate a cercare "genova, italy" in google earth
venerdì, 24 febbraio 2006
proseguo su 54...la parte di narrazione italica mi sembra molto più credibile e verosimile. E mi ha suggerito una considerazione. Credo che ancora si stia pagando l'atteggiamento filo-sovietico di quei tempi (che poi durò fino all'89). Immediato è il pensiero verso i "traditori" Calvino e Vittorini.
martedì, 21 febbraio 2006
Avete mai provato a parlare con un cinese di storia internazionale? È agghiacciante come anche le persone più colte (o magari sarebbe meglio dire "istruite" ...ad hoc) si trovino in una condizione di indottrinamento mostruoso. Odiano a morte i giapponesi (oddio, tutti i torti non ce li hanno) ma quello che trovo terribile che si trovano a masticare un odio sempre rinnovato, metodico (ricordate l'ora d'odio di 1984?) e a nulla serve fargli notare che cmq, i giapponesi di adesso, in fondo non possono essere responsabili per i crimini fatti dai loro nonni o bisnonni.
Poi è interessante notare come la storia sia costruita ad hoc (nuovamente) per sostenere il loro scontro con il mondo. Potrebbero raccontarvi di quanto le principali potenze occidentali (italia inclusa) abbiano tentato di invadere la cina (si trattava della guerra dell'oppio e non mi risulta che abbiamo inviato contigenti) e si siano ritirate solo quando l'imperatore diede loro tutto l'oro che aveva a disposizione. Questo "riscatto" fu la causa della estrema povertà della cina negli anni a venire. Poi bisogna ricordare quando Ho Chi Min, cacciati gli americani, invase il territorio cinese per cercare di conquistarlo tutto e si ritirò solo quando l'esercito cinese si ritrovò con un colpo di mano ad assediare Saigon.
Quello che annichilisce di più è che si tratta di persone colte, persone che hanno visto la realtà occidentale, anche se il loro modo di guardarla è sempre con una estrema diffidenza e mai con una integrazione. Ovviamente non percepiscono una limitazione alla loro libertà (c'è inoltre da dire che la loro realtà accademica è una turris eburnea, con campus enormi e autosufficienti, da cui non hanno mai bisogno di uscire), e la loro diffidenza verso l'informazione occidentale è tale che non ricevono neppur notizie su quello che non sappiamo della cina. E nella migliore tradizione di indottrinamento, quello che non ci garba molto, in fondo viene fatto per il loro bene.
Ah ovviamente di Tienammen si sa molto poco. L'occidente, di sicuro ha ingigantito la cosa, e i ragazzi laggiù sono per lo più morti di fame, parola del partito.
È in queste occasioni che mi rallegro di essere un italiano-terrone. Ossia potranno sempre tentare di prendermi per il culo, ma non ci riusciranno mai davvero. Potranno farmi vivere anche una dittatura, ma se non altro lo capisco. E in fondo, anche quando c'era lui, sono stati ben pochi a dare l'oro per la patria. In fondo, penso sia davvero bello essere così.
rimane una postilla cina
Capisco perfettamente, ma non posso nascondere una certa delusione....
grillo
Qualche anno fa scoprii un meraviglioso romanzo scritto a non so quante mani. si trattava di Q, scritto sotto lo pseudonimo di Luther Blisset. Pochi anni dopo uscì un nuovo zo degli stessi autori, 54. Andai alla presentazione a Genova. e mi ritrovai un o al Le Corbu (fastidio su fastidio) in una atmosfera radical chic, di bassi intellettuali il cui unico pregio era di non avere nulla da fare nella vita (o di non dover fare nulla nella vita) per cui potevano buttare via un pomeriggio pagando aperitivi sovrapprezzo. Era il 2000. Nonostante l'ammirazione che avevo provato per il primo libro il radical-stlinist-chic mi ha riempito di tale disgusto che non mi sono più avvicinato a 54. Ora mi rna tra le mani. Vedremo tra qualche settimana che ne penserò.
|