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Avventure di un disadatto a Lisbona

 



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giovedì, 25 agosto 2005
 

riflessione...

Non voglio esprimere un'opinione, e tantomeno vorrei evitare inutili nostalgie degne di una discussione da ascensore, ma il 18 scorso mi è capitata tra le mani una copia del corriere, che riportava l'intervento del presidente dei senatori a Rimini. Premesso che a Rimini non ci andrei neanche per fare il bagno, oggi sul sito dello stesso quotidiano riporto:

«da parte mia non può esserci condizione. Innanzitutto l'equiparazione tra terrorismo e Islam. Ci sono islamici non terroristi e terroristi non islamici. E poi, con le armi si combatte uno Stato, non un popolo». Detto questo, Andreotti sottolinea: «guai a non stare con gli occhi aperti, ma c'è pure molta ipocrisia: in Italia ci sono alcune zone dove la mattina fanno le manifestazioni contro gli immigrati e la sera li reclutano per farli lavorare nelle campagne e nelle industrie».

Verrebbe da chiedersi dove è la casa della crisi morale cui il suddetto presidente si riferisce.
postato da daddah | 10:40 | commenti


lunedì, 22 agosto 2005
 

Curiosità...

Sono un po' indaffarato ma ho avuto tempo di spulciare il corriere....date un'occhiata....


Scorie e sommergibili: il pasticcio italo-russo
Per un accordo (improbabile) sul nucleare un gran galà e 360 milioni di finanziamenti
Putin sarà pure amico di Berlusconi ma anche un vecchio navigatore internazionale come Giulio Andreotti, che certo non è un oppositore trinariciuto, non capisce: «Perché lo smantellamento dei sottomarini nucleari russi dovremmo pagarlo noi e non i miliardari moscoviti che si comprano le squadre di calcio?». Totale della somma da scucire: 360 milioni di euro. Cinque volte i soldi dati ai Paesi colpiti dallo tsunami che fece 288 mila morti. Dettaglio curioso: il governo fa bella figura con Mosca tirando fuori 8 milioni di euro, parte dei quali già usati per un party astronomico, gli altri 352 sono sul gobbo dei governi futuri. Li trovino loro, i denari. Sia chiaro: la rimozione delle armi di distruzione di massa degli anni della guerra fredda va fatta nell’interesse di tutti. Ed è giusto che tutti se ne facciano carico. Italia compresa, nonostante siano anni di vacche così magre che Palazzo Chigi ha deciso tagli traumatici perfino alla cooperazione o alle organizzazioni no-profit contro la fame o le malattie nei Paesi più poveri. Ma proprio per questo ogni euro deve essere speso nella massima trasparenza. Cosa che in questa faccenda non accade affatto. Per capirci qualcosa, bisogna tornare indietro di un paio di anni. Siamo ai primi di novembre 2003.
A Roma è in corso il vertice Ue-Russia. Quello in cui il Cavaliere, interrompendo Putin nella conferenza stampa («Scusa Vladimir, adesso parlo io») prende le difese della repressione russa in Cecenia, sotto accusa in Europa, parlando di «leggende ». Una sortita che gli procurerà la prima censura votata dal Parlamento europeo a un presidente di turno: «Si deplorano le dichiarazioni...». In questo contesto, il premier firma un accordo che perfeziona un impegno preso nel G8, in base al quale l’Italia smantellerà, appunto, un certo numero di sommergibili nucleari russi. Chi se ne occuperà? La Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari), un’azienda che, nata da una costola dell’Enel, incorpora dal ’99 le competenze sulle centrali nucleari italiane. Un gesto di generosità utile nei rapporti internazionali e pure conveniente. Lo sterminato territorio russo, ha infatti spiegato mesi prima il generale Carlo Jean (l’ex consigliere militare di Cossiga messo alla presidenza della Sogin con la benedizione di Antonio Martino, suo collega alla Luiss) potrebbe raccogliere «in cambio» le scorie nucleari italiane che non sappiamo dove mettere. Macché: manco il tempo di firmare e la contropartita cade: «La possibilità di esportare i materiali radioattivi in Russia non è più praticabile», spiega il generale, perché Mosca «si è allineata alla normativa internazionale e rifiuta qualunque ipotesi di stoccaggio permanente». Non bastasse, il progetto, che ha bisogno del via libera parlamentare, va a sbattere in una serie di difficoltà.
Anche dentro la destra, dove ad esempio Bruno Tabacci (Udc) o Stefano Saglia e Tommaso Foti (An) scalciano perché l’accordo va solo a beneficio dei russi. Per non dire della sinistra che, sia pure con qualche ambiguità lobbistica, è contraria. Coi verdi, contrarissimi, in prima fila. Non bastasse ancora, emergono difficoltà pratiche: non ci sono i soldi. E tutti i tentativi di rastrellarli (compreso quello del ministro Antonio Marzano di infilare nel 2004 nel decreto sulla competitività, alla chetichella, un comma per istituire un commissario ad acta) vanno a vuoto. Colpa del nuovo ministro Siniscalco, che avendo la competenza in materia visto che la Sogin appartiene al 100% al Tesoro ed è finanziata con lo 0,7% delle bollette elettriche, avoca a sé la pratica: «Fatemi capire». Rimasto al palo, Jean non si perde d’animo. E dopo avere evidentemente avuto un via libera dall’alto, decide di giocare d’anticipo e, nonostante l’accordo non sia stato ancora ratificato, apre un ufficio a Mosca. E qui cominciano i guai. Sede di alto rango. Affitto da capogiro.
Dipendenti in quantità (una ventina, pare, tra i quali la sorella del direttore del personale Maurilio Fraboni) non solo lautamente pagati ma lautamente premiati da una ulteriore diaria di 300 euro al giorno, voce che da sola genera un costo di oltre 2 milioni l’anno. Insomma: un debutto alla grande. Come alla grande, stando alle contestazioni fatte in consiglio di amministrazione da Carlo Togni, capo di gabinetto di Altero Matteoli e vice-presidente della Sogin, è la festa (alla quale lui non va, come il rappresentante del Tesoro Fernando Carpentieri) data per brindare al progetto alla presenza di un sacco di gente come il sottosegretario azzurro Giovanni Dell’Elce e il responsabile dell’energia leghista Massimo Polledri. Uno strabiliante galà che, rivaleggiando con quello voluto a suo tempo dallo Scià per i 2.500 anni dell’impero persiano con l’ingaggio di centinaia di camerieri del parigino Chez Maxim, del Palace di Saint Moritz e dell’Hotel de Paris di Montecarlo, sarebbe costato 400 mila euro. Fatto sta che a marzo di quest’anno l’Autorità per l’Energia e la Corte dei Conti iniziano a chiedere chiarimenti su come la Sogin spenda i soldi.Ametà aprile, l’Autority contesta con una delibera alla Sogin 4,8 milioni di euro di spese, pare tutte relative alla sede di Mosca, perché per coprirle sarebbero stati utilizzati i soldi delle bollette Enel.
La società fa ricorso al Tar contestando all’Autorità il potere di censura mentre Jean sostiene che le attività di Mosca sarebbero state finanziate col fondo di 400 milioni di euro che la Sogin aveva in cassa già nel 1999, avendo ceduto i propri impianti all’Enel. Ma il Tesoro blocca il bilancio. E nel Cda Togni e Carpentieri piantano una grana tale che l’assemblea viene rimandata all’inizio di settembre. Anche perché il Cda è in scadenza: chi gestirà i soldi in arrivo? Perché, stavolta, i soldi arrivano davvero. E non solo per il caviale. Con una improvvisa accelerazione, infatti, la Camera ratifica l’accordo e lo passa al Senato dove, il 28 luglio, ha addirittura la precedenza (nonostante la battaglia frontale del verde Stefano Boco, i dubbi della Margherita e le perplessità dell’Udc che si astiene) sul decreto anti-terrorismo dopo le bombe di Londra. Altri sei giorni (sei!) e il ministro Claudio Scajola firma la convenzione che affida alla stessa Sogin, senza gara, la gestione di tutta l’operazione. Ma non è tutto. L’accordo, oltre a stabilire che 8 milioni saranno tirati fuori adesso e 352 negli anni successivi, «riconosce alla Sogin annualmente un importo aggiuntivo pari al 25% del totale dei costi. Tale importo comprende un’aliquota del 20% destinata alla copertura dei costi per le attività di promozione, di controllo e ispezione svolte dallo stesso ministero». Cosa vuol dire? Boh... Perché il Tesoro deve pagare quella quota in più a una società che è sua? Boh... E il restante 5%? Boh...
Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
postato da daddah | 11:08 | commenti (2)


martedì, 16 agosto 2005
 

Cliffhanger

Ci riprova. Eh si, cari signori, sabato mi sono nuovamente avventurato in una arrampicata, questa volta su parete artificiale. Chiaramente è un altro vivere, diversa emozione, diversi appigli, ma per cominciare forse è anche meglio. E per di più questa volta ho imparato a fare anche sicurezza (che non vuol dire stare con una maglietta attillata fuori da un locale…), cioè a fare il tizio a terra che tiene la corda per quello che sta salendo…risultato? Per un pelo non ne ammazzo uno!
Non è molto, ma il vuoto dietro di sè è una scarica non male!
postato da daddah | 10:01 | commenti
 

Il capolinea

Il tram è arrivato a capolinea. È triste. Ma l’altro giorno sono passato, per vedere se riuscivo a farmi una bella caneca e una bifana quando tutto era spento. All’inizio ho pensato che con una proverbiale fortuna sono riuscito a beccare il giorno di riposo, e invece quando mi sono avvicinato ho letto dei fogli attaccati ai finestrini del tram che dicevano che era chiuso in attesa di cambio gestione. È chiaro che tutte le cose devono finire, e sono per loro e per nostra natura limitate nel tempo. E questa è, credo, una qualità che in fin dei conti dà valore a quello che abbiamo giorno per giorno. Immaginate avere la sicurezza di poter avere sempre tutto, continuamente giorno per giorno, finiremo forse per non apprezzare quello che abbiamo ottenuto e per non vivere intensamente quello che abbiamo per le mani. Beh ora basta, mi sto avventurando forse eccessivamente in una nuova forma noiosa di epicureismo, quello che in fondo volevo dirvi è che, cazzo, qualche giorno in più me lo sarei potuto godere questo posto!
postato da daddah | 10:01 | commenti


venerdì, 12 agosto 2005
 

scuole di calcio

Vi è mai capitato di giocare a calcio in un altro paese da quello nativo? Qualche giorno fa ho disputato la mia terza partita in terra lusitana, e devo dire che solo adesso, e con un notevole sforzo sono riuscito appena appena a integrarmi nel gioco.
Trascurando il fatto che il loro modo di giocare a calcetto è totalmente privo delle regole di questo sport, al punto che l'entrata dura è non solo tollerata, ma addirittura consigliata (quando mi sono lamentato con un tizio di una entrata un po' troppo decisa questo si è difeso dicendo che aveva preso la palla, quindi tutto regolare e tranquillo) ho potuto notare che lo scopo del loro gioco è fondamentalmente quello di saltare l'uomo e tirare in porta. Da qualsiasi punto. Più forte si tira meglio è, senza contare il fatto che la difesa è un dettaglio perfettamente trascurabile. E per raggiungere questo scopo molte regole sono del tutto ignorate: il portiere può lanciare la palla con le mani dove gli pare, l'oltre meta non esiste , quindi se chi si trova in porta in quel momento è un simpaticone il gioco si riduce a un porta a porta. Non male eh? Neanche avessero otto anni!

Ah dimenticavo le porte sono grandi il doppio di quelle regolamentari...così si segna di più!

Ora, forse a qualcuno sembrerà anche scontato, ma non mi aspettavo che il modo di giocare e la mentalità di gioco dei rispettivi campionati e delle rispettive nazionali fosse presente e si trasmettesse anche ad un livello calcistico infimo come quello praticato dal sottoscritto....comunque ora e sempre VIVA IL CUS CATENACCIARO
postato da daddah | 17:58 | commenti (1)


mercoledì, 10 agosto 2005
 

nuntio vobis gaudium magnum.....

habemus casam, habemushabemus casam, habemus casam, habemus casam, habemus casam, habemus casam, habemus casam, casam, habemushabemus casam, habemus casam, habemus casam, habemus casam, habemus casam, habemus casam, casam, habemushabemus casam, habemus casam, habemus casam, habemus casam, habemus casam, casam,
postato da daddah | 11:34 | commenti


venerdì, 05 agosto 2005
 

e la tecnologia ci aiuta...

date un'occhiata, un'altra meraviglia mac :

http://www.apple.com/downloads/dashboard/calculate_convert/bloodalcoholcontentcalculator.html
postato da daddah | 18:59 | commenti (1)


mercoledì, 03 agosto 2005
 

regalino

Siccome "Ovunque c'è sofferenza, là ci troverete; ovunque c'è ingiustizia, noi saremo là; ovunque la libertà è minacciata, là troverete i ..." (e stavolta chi becca la citazione vince un sesterzo) ecco a voi un regalino, per la libertà di espressione e di critica:



Ipocondria sociale

Come sarebbe bello scoprire che i mali della società sono solo percepiti e non reali

Internazionale 599, 14 luglio 2005

Una persona è convinta di avere la tubercolosi e un esperto la rassicura: quei sintomi che avverte, che percepisce nel suo corpo, non significano che ha la tubercolosi. Ci sono tante cose che può fare l'esperto – in questo caso il dottore – tranne una: sentire quello che sente il suo paziente ipocondriaco. Anche se non ha la tubercolosi dovrà ammettere ugualmente che si tratta di un individuo malato. Ha una malattia importante: l'ipocondria.

Gli esperti: come vorremmo averne uno vicino quando ci sembra che ci sia qualcosa di sbagliato! Chi è l'esperto? È una nuova figura partorita senza travaglio dalla scienza, senza travaglio e forse senza accorgersene. L'esperto non è più uno che ha provato su di sé qualcosa, ma è diventato un tizio a cui hanno spiegato come rispondere a certe domande. Gente che ti spiega quello che stai pensando, quello che vuoi e che desideri. Gestite dagli "esperti della comunicazione", la scienza, la filosofia e la religione ci stanno accompagnando verso l'energia pulita e inesauribile, la sconfitta definitiva del cancro, pezzi di ricambio per tutto.

Un ottimismo luminoso e illuminante, di fronte al quale chiunque rischia di sembrare un vecchio brontolone. Progetti favolosi, talmente favolosi da sembrare sogni e così, perché la fiducia non venga perduta, eccoli tutti quanti schierati insieme sul terz'ultimo verbo di questa frase: sembrare. La compattezza dell'asse scientifico-religioso è granitica quando si tratta di sembrare, apparire… sperare, insomma. Tutte cose che si basano su un fondamento psicologico comune: il percepire. Se le percepisci male allora le cose ti sembrano diverse da quelle che sono, ma se le percepisci bene è tutta un'altra cosa.

***

Prima che l'ombra scura del nulla coprisse tutto quanto, capitava di parlare del tempo – un interessantissimo argomento, peraltro, pieno di sfumature e segreti – e ciò significava che era stata servita la "frutta della conversazione", perché d'estate fa caldo e d'inverno fa freddo e questo succede tutti gli anni, un po' di più o un po' di meno rispetto ai precedenti. Si parlava del tempo per dirsi: "Non ho un cazzo da dirti ma siamo qua".

Veramente è difficile aggiungere altro parlando del tempo: mari, venti, temperatura, umidità, pressione, calore, correnti. Eppure bisogna parlarne ancora. La Terra è troppo monotona, tutti gli anni si susseguono le stagioni nello stesso ordine. Mai una volta che venisse l'inverno e poi l'autunno seguito dalla primavera, anzi no… visto che non ci sono più le mezze stagioni, direttamente l'estate che inizia il 23 novembre.

Visto che la Terra non ha questa fantasia e visto che siamo nell'epoca del sembrare e del percepire ecco due temperature alla volta: quella misurata dal termometro e quella percepita. E sì perché se "fa umido" come dicevano le nostre nonne "c'è l'afa e si suda di più". Una visione troppo semplicistica, le cose stanno in un'altra maniera. La temperatura percepita dalle persone può essere calcolata: adesso è scienza!

Ma perché l'asse scientifico-religioso è così compatto quando si parla di percezione e di speranza? Forse perché non costa nulla? Parlando di costi probabilmente abbiamo trovato il collante tra la scienza e la religione: i soldi. In effetti se tu continui a sperare mentre io non combino nulla per risolvere i tuoi problemi stiamo tutti un po' meglio e spendiamo poco.

Ed ecco che la questione del percepire diventa interessante anche a livello sociale. Proprio mentre stiamo comprando le arance della salute, ci accorgiamo che Veronesi, Sirchia, Vendola e Storace sembrano uguali se si parla di cancro (uno dei più grossi e terrificanti misteri della nostra storia recente) ma se la questione è il ticket no, o almeno così sembra.


***

Come sarebbe bello scoprire che i mali della società sono solo percepiti e non reali, che la povertà non esiste, esiste soltanto la "povertà relativa". La povertà relativa è una scoperta di Veltroni, come sempre i geni sono dove meno te li aspetti. Alla domanda "quanti sono i poveri in Italia?", il compagno Veltroni rispose "non si può parlare di povertà ma solo di povertà relativa".

I poveri di spirito, attaccati a cose materiali come il budget mensile e i figli a cui prospettare un futuro degno di essere vissuto, lì per lì non se ne sono accorti! Ma avevano assistito a una vera e propria rivoluzione culturale! Se fino a quel giorno si erano ritenuti dei poveracci adesso, grazie alla sottile capacità di analizzare i fenomeni sociali di Veltroni, è cambiato qualcosa: non sono in difficoltà, ma in difficoltà relativa. Insomma, si erano sempre "percepiti poveri".

Sul Messaggero, in quarta pagina, qualche indomito iper-realista afferma che quest'anno due milioni di italiani non andranno in vacanza per via della crisi. Ma se l'altro giorno Emilio Fede mostrava le code ai caselli nel weekend affermando: "Nonostante certi disfattisti… ecco l'Italia vera". Tutti in coda verso e da località balneari, a spendere soldi. Altro che crisi. Il presidente del consiglio afferma che "l'Italia è un paese ricco e felice" e, nelle polemiche precedenti il referendum, Fini passa dalla parte di Rutelli, però Rutelli era appena passato dalla parte di Fini; c'è forse una qualche contraddizione? No, nessuna, perché nel mondo della percezione le contraddizioni sono implicite, fanno parte del gioco, si chiamano illusioni. Solo che sei tu che stai avendo l'illusione e non loro a essere degli illusionisti, insomma ci prendono in giro.

Ed è a questo livello che si lavora più assiduamente: "Va tutto bene", e dopo due minuti ti offrono trentamila euro anche se sei protestato, cattivo pagatore e con pignoramenti in corso. Ho chiesto a uno di quattordici anni che cosa vuol dire e lui: "Che la gente non ha una lira". Dopo altri cinque minuti c'è l'ex (sappiamo bene che non esiste nulla di più pericoloso per le proprie finanze di una ex) D'Alema (l'ex tutto), che commenta l'America's cup. È come far commentare il video del battesimo di vostro figlio da Pasquale Barra detto o' animale. Ma lo fa apposta? Queste sono domande importanti.

Probabilmente, come diceva una vicina di casa mentre stava distruggendo una pianta di rosmarino bruciando un divano in finta pelle: "Credevo di far bene". Nessun tribunale ti potrà mai condannare perché sei un coglione (incosciente) ma solo per le conseguenze della tua incoscienza, e soltanto se queste costituiscono reato. Ora, per quanto ci sembri incredibile vedere l'ex capo comunista occuparsi della cosa in assoluto più chic che ci possa essere, ciò che davvero è incredibile è la totale assenza di risposte da parte della gente. È un po' come se D'Alema lupo di mare fosse la forchetta che ci hanno infilato nelle chiappe per vedere se siamo cotti a puntino. Ma chi ha in mano questa benedetta forchetta?


***

Molti credono che il potere sia fatto di controllo, monitoraggio delle telefonate, dell'email, degli sms, di telecamere e satelliti. È del tutto evidente che non è sufficiente, almeno fino a che Bin Laden non ordinerà una pizza per telefono e sempre ammesso che dalle sue parti ci sia un pizza express e, soprattutto, che lui stia davvero da qualche parte. È proprio questo "lui" l'elemento fondamentale della nostra discussione, purtroppo terribilmente seria.

Solo un "lui" può essere percepito nel reale come nell'immaginario. Per questa ragione gli ipocondriaci passano la giornata a studiarsi l'enciclopedia medica e noi siamo con il giornale in mano e davanti alla tv. È troppo difficile pensare che la causa dell'****** settembre sia un "non lui", che sia semplicemente "un modo di andare del mondo" interpretato da alcuni giovani convinti di avere settanta vergini che li aspettano in cielo. Se l'oggetto dell'interesse del potere fosse un "lui" reale sarebbero sufficienti le telecamere e i satelliti. E se a Bin Laden non piace la pizza? E se "lui" non ci fosse oppure non contasse nulla? Il potere. Anche il potere è un lui? Esiste? È percepito, percepibile oppure c'è? Decide davvero le cose? È di sinistra avercela con il potere? È di destra detenere il potere?

Se pensiamo a questo raffinato uso del rapporto tra reale e percepito che è sotto ai nostri occhi, e crediamo che sia il potere a esercitarlo, forse pure noi siamo caduti dentro al gran frullato. Se invece pensiamo agli ultimi rantoli del sistema capitalistico occidentale, travolto dal neocapitalismo comunista proveniente da est e lo immaginiamo aggrappato alla sua ultima lancia, la pubblicità, forse siamo più vicini al vero.

Tempo, terrorismo, potere, amici e nemici, amore, salute… possiamo accettare che tutto questo finisca nel calderone ambiguo del percepito rispetto al reale, che venga travolto da più cinici capitani d'industria? Forse sì ma una cosa deve restare come è sempre stata: l'arte. Quella non tocchiamola, è rimasta davvero la nostra unica speranza! La tecnologia ci ha dato l'illusione che il tempo scorra più velocemente, l'arte rimette sempre a posto le cose: sempre due film l'anno al massimo sono opere d'arte e lo stesso per i quadri e la musica.

Come se per il bello ci fosse un massimo oltre il quale impazziremmo, una specie di "quantità critica massima di bellezza". Peccato non sia così per il brutto vuoto fatuo.

Beppe Grillo
postato da daddah | 18:23 | commenti (1)


martedì, 02 agosto 2005
 

e....

...intanto il commissario è tornato...
postato da daddah | 10:00 | commenti


lunedì, 01 agosto 2005
 

salita e saida

Cari signori,

in attesa di rendere più gradevole il blog (lo so, fa schifo, portate pazienza, ci sto lavorando...) vi racconto le ultime avventure.

Sabato mi sono recato con alcuni tizi ad arrampicare, su roccia, insomma quella cosa che fate con una corda legata in vita, spalmati contro una parete di montagna (a proposita sto ascoltando i ribelli della montagna fatta dai modena, eh le combinazioni) e con un paio di scarpette ai piedi vi aggrappate con le unghie per cercare di salire...eh...pare facile eh? Ma giovini, ve lo posso garantire, sarò arrivato qualche anno dopo Galileo e Newton, ma cazzo, la forza di gravità esiste davvero! Non è un semplice modello, sono DAVVERO 9.81 m/s^2, misurati, confermati.

Quello che Galileo però si era dimenticato di annotare, eh che sì d'accordo, corpi di massa diversa arrivano giù con la stessa velocità e allo stesso tempo, ma un corpo di 85 Kg, cazzo fa un bel botto quando atterra. Cmq voglio tranquillizzarvi, non mi sono fatto molto, la conseguenza più grave si è dimostrata essere l'incapacita nelle ore successive a mantenere in mano un bicchiere di birra (piuttosto umiliante eh?). Se ci riproverò? Certo!

La sensazione della prima volta in cui ti trovi là in alto, legato ad una corda, di cui per inesperienza o forse diffidenza non ti fidi, con la precisa sensazione della precarietà della tua posizione, è un misto di caga e adrenalina che risulta troppo affascinante, unica, che non mi ricordo di aver mai provato.

....e intanto la ricerca della casa prosegue.....
postato da daddah | 19:46 | commenti (1)